Sicurezza nella pesca subacquea: consigli e linee guida

Prevenzione incidenti sub e sicurezza

Sicurezza nella pesca subacquea: consigli e linee guida

Quando si parla di prevenzione incidenti sub e sicurezza sottomarina si fa riferimento, il più delle volte, alle immersioni subacquee con autorespiratore ad aria o rebreather. Gli infortuni più rischiosi, in questo tipo di immersioni, sono la patologia da decompressione e l’intossicazione da ossigeno, causati dal rilascio di gas nei tessuti per effetto della brusca diminuzione della pressione dell’acqua sul corpo.

L’azione della pressione della colonna d’acqua sull’organismo è uno dei principali fattori di rischio per le attività subacquee, e può essere responsabile di diversi inconvenienti anche nelle immersioni in apnea. Quando ci si immerge senza respirare, però, subentra anche la mancanza d’ossigeno, che è legata a rischi ancora diversi.

Sicurezza subacquea: le precauzioni generali

Secondo quanto riportato nel Manuale Merck (o MSD), il testo di medicina più diffuso al mondo, la maggior parte degli incidenti subacquei sono dovuti all’azione della pressione sul corpo. A 10 metri di profondità, il sub già sperimenta una pressione di 2 bar, il doppio rispetto al livello del mare, cosa che incide direttamente sul volume dei gas presenti nel corpo.

Quando si scende in profondità la quantità di gas disciolti nel flusso sanguigno aumenta, esponendo il sub munito di bombole al rischio di intossicazioni da azoto o ossigeno, mentre nel momento della risalita questi gas aumentano di volume e possono essere liberati nell’organismo sotto forma di “bolle”, causando la cosiddetta malattia da decompressione.

Nell’apnea, i rischi più comuni sono spesso d’altro tipo, ma alcune delle linee guida indicate dal Manuale MSD per le immersioni con ARA e ARO possono essere tranquillamente applicati alla pesca subacquea.

La prima cosa da fare per evitare rischi, in entrambi i casi, è quella di astenersi dall’immersione quando le circostanze non lo consentono, ovverosia:

  • in solitaria;
  • con condizioni meteo avverse o correnti troppo forti;
  • dopo aver fatto uso di alcol o sedativi;
  • quando le condizioni psico-fisiche non sono compatibili con l’attività subacquea.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante quando si parla di immersioni ricreative eseguite da subacquei che non sono atleti né professionisti: nuotare sott’acqua implica infatti uno sforzo fisico intenso, e i fattori di rischio si nascondono spesso in patologie ed abitudini assai diffuse, come gli stati d’ansia o il consumo di alcol e caffè.

Quando evitare di immergersi: le controindicazioni mediche

I principali rischi delle immersioni in apnea sono legati a due elementi: l’effetto della pressione sul corpo e la carenza di ossigeno nel sangue.

L’assunto di partenza, inaggirabile, è che le attività subacquee richiedono una buona forma fisica e mentale. Come riportato nel DSM, “i subacquei non devono avere disturbi cardiovascolari o polmonari funzionali significativi e devono avere un’adeguata capacità aerobica per il tipo di immersione effettuata”.

Inoltre, ogni disturbo che possa alterare lo stato di coscienza o il giudizio è considerato una controindicazione alle immersioni, insieme a patologie comuni come asma bronchiale, ernie, reflusso gastroesofageo (grave), rinite allergica non trattata e infezioni delle prime vie respiratorie.

A queste vanno aggiunti i disturbi che possono provocare ansia e attacchi di panico e le condizioni più delicate come quelle legate a obesità, diabete o insufficienza cardiaca. Anche l’età può costituire un limite: i bambini al di sotto dei 10 anni non dovrebbero praticare attività subacquea, in quanto non possono comprendere pienamente la fisica e la fisiologia di un’immersione sicura.

In ogni caso, il Divers Alert Network consiglia di sottoporsi a un questionario di autovalutazione e ai controlli medici richiesti in base alle condizioni generali del sub: ogni 5 anni per i sub che presentano due o più fattori di rischio o hanno più di 45 anni di età, ogni anno per quelli con patologie croniche o età superiore a 65 anni.

I principali pericoli nella pesca subacquea

I principali pericoli in cui si può incorrere nella pesca subacquea sono:

  • blackout: è la perdita di coscienza dovuta alla carenza di ossigeno, causata il più delle volte da apnee troppo impegnative o prolungate;
  • taravana: è l’equivalente della malattia da decompressione. Colpisce soprattutto i sub che si spingono oltre i 20 metri di profondità e si manifesta come perdita di coscienza, tremori e altri sintomi neurologici. Tra i fattori di rischio ci sono iperventilazione, immersioni continuative, eccessivo sforzo muscolare, risalita troppo rapida e disidratazione;
  • barotraumi: avvengono a carico dei seni nasali e paranasali e sono dovuti a brusche variazioni di pressione e mancanza di allenamento e competenza nelle tecniche di compensazione. Nei casi peggiori possono portare alla lacerazione del timpano;
  • incidenti con attrezzi, reti e natanti: anche se si tende a non pensarci, la pesca in apnea si svolge spesso in prossimità di altre attività umane ed è soggetta a incidenti dovuti a fattori esterni come scogli, attrezzatura mal riposta, presenza di turisti o imbarcazioni o addirittura di reti da pesca abbandonate su cui è possibile impigliarsi.

Questo tipo di incidenti in mare possono rivelarsi molto gravi, motivo per cui è molto importante – prima di avventurarsi in una battuta di pesca sub – acquisire le competenze teoriche e l’allenamento necessario per praticare un’immersione in sicurezza.

Il primo consiglio degli esperti, in questo senso, è quello di prendere confidenza con la disciplina frequentando un corso base di apnea, che oltre alle varie tecniche di respirazione e compensazione fornisce conoscenze e competenze per evitare ed eventualmente affrontare incidenti sub.

Prevenzione incidenti sub: linee guida sulla sicurezza

Esistono delle linee guida sulla sicurezza che dovrebbero essere applicate a tutte le immersioni in apnea, soprattutto a quelle dedicate alla pesca, che possono essere molto intense da un punto di vista fisico e mentale.

Mettendo insieme i consigli dei manuali medici e quelli dei pescatori più esperti, possiamo stilare una lista di principi da seguire per evitare incidenti sott’acqua:

  • frequentare un corso base di apnea;
  • evitare di immergersi se non si è in forma, si stanno assumendo farmaci oppure si è fatto uso di alcol;
  • mai immergersi da soli;
  • rispettare i tempi di recupero (che dovrebbero durare almeno il doppio dell’immersione) e i tempi di risalita in superficie;
  • non tirare le apnee fino al limite, per avere sempre una scorta d’ossigeno disponibile in caso di intoppi in fase di risalita;
  • bere acqua tra un’immersione e l’altra, anche quando non si ha sete;
  • portare con sé alimenti energetici come miele o frutta secca;
  • segnalare sempre la propria posizione con la boa;
  • tenere le distanze da reti e pescatori;
  • razionalizzare gli accessori: durante la pesca è importante potersi liberare da eventuali ostacoli, perciò è bene che corde e fili non siano attaccati al corpo e che la cintura si possa sganciare facilmente.

Nel momento in cui ci si trova in una circostanza rischiosa sott’acqua e senza ossigeno non soltanto è fondamentale sapere cosa fare, ma è ancora più cruciale la capacità di mantenere i nervi saldi e agire razionalmente, cosa che può essere inizialmente acquisita durante un corso propedeutico ma che necessita anche di tempo, allenamento e tanta esperienza in mare.